Visualizzazione post con etichetta Filosofia orientale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Filosofia orientale. Mostra tutti i post

4 dicembre 2009

Thich Nhat Hanh. Trowin' away.

Nei prossimi giorni sarò fuori città, non avrò possibilità di scrivere. Avevo pensato di lasciarvi un piccolo presente, nel caso vi annoiaste nel frattempo.
E' una lezione di Thich Nhat Hanh tenuta nel 2006 durante un ritiro spirituale.

Non mi dilungo su chi sia quest'uomo, lo avevo già nominato in questo articolo, le informazioni su di lui sono facilmente googlabili, come pure le sue pubblicazioni per chi fosse interessato ad approfondire.

Il filmato è in effetti insolitamente lungo, per i tempi della rete. Un'ora e quaranta minuti.
Sembra un'infinità di tempo. Non così tanto se pensiamo che un metalmeccanico avvita bulloni per seicentomila ore nella sua vita.

Quest'ora e quaranta probabilmente vale più di quelle seicentomila.

Il video è in inglese, ma il terribile inglese del venerabile maestro è davvero comprensibile a tutti.

Ora vi starete chiedendo perché mai dovrei linkare semplicemente un video pubblicato su google video. La risposta è che purtroppo il rumore di fondo della rete spesso copre le perle a favore dei video sul puzzo di cazzo. Una segnalazione può valere la candela se serve a diffondere qualcosa di veramente profondo. Consideratelo un regalo di natale e buona visione.

Per chi fosse ulteriormente interessato faccio presente che il maestro sarà in Italia per guidare un ritiro spirituale a marzo. Potete trovare maggiori informazioni qui.

7 settembre 2009

Domande e risposte...

...che sono non domande e non risposte. Proprio per questo possiamo chiamarle domande e risposte.

La prima volta che ho avuto a che fare con Susan Blackmore è stato qualche anno fa. In quel periodo stavo conducendo alcuni esperimenti coi miei sogni. Da quell'esperienza ho imparato molte cose, ma la più importate è questa: se non hai idea di cosa stai facendo, smetti di farlo! Potrebbe arrivarti un UPS fast delivery di sterco addosso.

Svegliarsi nel bel mezzo della notte con tutti i muscoli del tuo corpo paralizzati, rendendosi conto di non poter respirare, non è una bella esperienza. Soprattutto se non sai che durerà solo qualche secondo. Quei secondi sono un'eternità. Un tempo più che sufficiente a capire la vera essenza della parola panico! E' come annegare nel proprio letto. A dire il vero non ho mai rischiato di annegare, ma me lo immagino così.

E' stato grazie alla Blackmore che quel panico ha avuto un nome. Paralisi notturna. In ogni era, in ogni cultura, c'è stata della gente che è annegata nel proprio letto come me. La colpa è stata data a vari demoni, streghe, mostri che visitavano gli uomini nel sonno, tentando di soffocarli, strangolandoli o sedendo sul loro petto. Gli ebrei se la prendevano con Lilith. I sudamericani con una strega di cui ora mi sfugge il nome. I Babilonesi con Lilitu. Durante il medioevo era colpa delle Lamie. In Sardegna di Ammuntadore.
In realtà è un disturbo legato al turbamento della fase REM. E' proprio vero che chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni. E soprattutto non si sveglia paralizzato mentre sta soffocando.

Come mai mi sono messo a scrivere della Blackmore... a si... le domande... e le risposte.

Che cos'è il sè?

La Blackmore lo chiama selfplex. Sarebbe una sorta di supermeme. Corazzato. Enormemente evoluto. Racchiuderebbe in lui tutto ciò che ci da l'illusione di esistere e di agire. L'illusione di avere un qualcuno, dentro la testa, proprio dietro agli occhi, che abbia il controllo della situazione.
Ipotesi interessante, sicuramente elegante, se ci pensiamo il DNA venne isolato per la prima volta da Friedrick Miescher nel 1869. "L'origine della specie" era già stato pubblicato nel 1859. Magari tra qualche anno qualcuno riuscirà ad isolare e osservare un meme. Fino a quel giorno tutta la memetica potrebbe anche essere la "teoria nuova dell'imperatore" per quanto mi riguarda.

Il selfplex esclude, per come è definito, la libertà d'azione. Il presente racchiude il futuro per dirla alla Leibniz. Il nostro libero arbitrio sarebbe una mera illusione. I geni e i memi che ci hanno costruiti proseguirebbero, ciechi, verso il loro non fine. Può sembrare terrificante e assolutamente illogico a chi è digiuno della questione. Dal canto mio, non ho nessuna difficoltà ad accettare questa verità, non c'è niente dal punto di vista della fisica che ci porti in un'altra direzione. Tutti i modelli che descrivono il nostro mondo, dalla meccanica newtoniana, alla relatività generale, alla fisica quantistica puntano tutti nella stessa direzione. Non c'è volontà. E' tutto determinato. Il presente contiene il futuro in maniera ineluttabile.
Ci sarebbero però un paio di piccoli problemi in proposito...

Il primo sono le equazioni di Schrodinger e a riguardo temo che non vi basterà Google. Vi servirà piuttosto un bel po' di buona volontà, in caso vogliate cavare qualche ragno dal buco. Magari ci torneremo più tardi, in maniera approssimativa, per forza di cose.

Il secondo è che per creare un'illusione ci deve essere qualcuno da illudere.

Un kung-an è un quesito. Un dilemma che ci spinge a ragionare perchè apparentemente non c'è nessuna risposta alla domanda posta. "Che faccia avevi quando i tuoi genitori non erano ancora nati?"
"Che rumore fa un albero che cade in una foresta dove non c'è nessuno ad ascoltarlo?"
Ce ne sono moltissimi, sono usati nella pratica buddista come esercizi meditativi. Se la dottoressa Blackmore avesse praticato qualche buon kung-an probabilmente non sarebbe caduta nel suo errore.

Nel tentativo di risolvere il secondo problema che abbiamo visto (non credo che sia nemmeno a conoscenza del primo a dire il vero, quindi probabilmente lo ha visto come unico ostacolo alla sua teoria), ricade in ciò che aveva cercato di distruggere. Dopo aver annientato il sè, riducendolo a meme, è costretta ad ammettere l'esistenza di una coscienza, priva di volontà, che è il soggetto dell'illusione del sè, la vittima del selfplex. Distruggi la coscienza, poi ricreala, con connotati più vaghi. Ecco il suo lavoro. Ecco la sua risposta. Purtroppo solo dopo aver capito che la risposta è una non risposta, si può chiamare una risposta...appunto risposta.
Peccato. Sembrava un così buon tentativo.

Che cos'è allora questo sè?

Ma è ovvio! E' il creatore dell'universo!

Ok, lo ammetto, frase ad effetto. Ho giocato ad alzare la polvere. Mi scuserete. Non ho resistito.
Stavo pensando al primo punto, quello di sopra, quello sul quale ho soprasseduto. Vi ricordate quando ho scritto che la fisica non ammette libertà?
Le cose non stanno proprio proprio... ehm... in questi termini...

Chiunque si appresti ad addentrarsi in un argomento scientifico, che sia una conferenza, un articolo, un libro o semplicemente che stia ascoltando un amico, si chiede, intimamente, in cuor suo, se riuscirà a capirne il senso. Vi tolgo immediatamente questo dubbio. Non ci capirete nulla. Posso in compenso consolarvi dicendo che nessuno c'ha mai capito qualcosa su questa questione, forse Thich Nhat Hanh, ma su di lui torneremo in seguito.

La luce è fatta di particelle, chiamate fotoni. Probabilmente al liceo vi hanno insegnato che la luce ha una doppia natura, corpuscolare e ondulatoria. Dimenticate quelle lezioni. Ammesso che le ricordiate. Erano sbagliate.

Immaginate la luce come una pioggia di particelle, tante gocce chiamate fotoni. Queste gocce vengono in parte riflesse, ossia rimbalzano, sulle superfici. Avete presente la luna che si specchia sul lago? Il povero Narciso? Bene ci dovremmo essere. Se emettiamo una particella di luce per volta, un fotone, e lo mandiamo verso due lastre di vetro possiamo vedere che viene riflesso in media l'8% delle volte. Questa percentuale può variare dallo 0 al 16%, mai scendere sotto o sopra a queste percentuali, ma il perchè è lungo da spiegare e indifferente alla nostra discussione.
Abbiamo detto che se emettiamo una serie di fotoni, un certo numero verrà riflesso, il restante attraverserà le due lastre. Ma se i fotoni partono tutti dallo stesso punto, viaggiano alla stessa velocità, hanno la stessa massa e incidono le lastre con lo stesso angolo. Allora, come fa il singolo fotone a decidere se essere riflesso o attraversare la lastra?

Ecco una buona domanda (di quelle che sono non domande e proprio per questo possono essere chiamate domande). Nessun fisico ha mai trovato una risposta (Che faccia avevate prima che i vostri genitori nascessero?). Il mistero sta nelle equazioni di Schrodinger e nella regola del modulo quadrato. Quel fotone attraversa le lastre E è riflesso allo stesso tempo, di più, sta percorrendo tutte le traiettorie possibili dal punto di emissione fino al punto di arrivo, che sia esso oltre la lastra o meno, è in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Sapete cosa determina l'evento?
Io. Il sè. Osservo il fotone e bam! Lui ha deciso quale traiettoria percorrere e se attraversare o meno le lastre. Ogni evento che accade nell'universo (tranne la gravitazione e la radioattività, vai a capire perchè) si può determinare attraverso la combinazione di eventi elementari come la traiettoria del nostro fotone, con la regola del modulo quadrato. Ogni singola cosa che accade è determinata dal sè.

Vi avevo avvertito che non ci avreste capito niente. Ma abbiate almeno fede. Inserite un cd nel vostro lettore, sentite la musica? Potete sentirla perchè le cose stanno come ho provato a spiegarvi. Perchè il sè crea l'universo!

Vi ricordate di Thich Nhat Hanh? E' un monaco vietnamita candidato da Martin Luther King al premio nobel per la pace nel 1967. Quell'anno il premio nobel per la pace non fu assegnato.
Per darvi un'idea di che persona sia, mentre durante la guerra in Vietnam i suoi seguaci venivano massacrati dagli americani perchè comunisti e fucilati dai vietcong perchè considerati anticomunisti, ha scritto questa poesia:

Promettimi, promettimi oggi, promettimi ora
mentre il sole splende là in alto
esattamente allo zenit, promettimi
se anche ti annienteranno
con una montagna di odio e violenza,
se anche calpesteranno la tua vita
e ti schiacceranno come un bruco,
se anche ti faranno a pezzi
e ti sventreranno,
tu ricorderai, fratello
che nessun uomo è nostro nemico.
Solo la tua compassione
e la gentilezza amorevole sono invincibili,
e senza limiti.
L'odio non potrà mai tenere a freno
la bestia che è nell'umanità.
Un giorno dovrai tu stesso
affrontare la crudeltà,
il tuo coraggio intatto,
i tuoi occhi pieni d'amore,
anche se nessuno saprà del tuo sorriso,
che sboccia come un fiore nella solitudine e nel dolore più grande,
chi ti ama ti vedrà ancora
viaggiare attraverso migliaia di mondi
nella nascita e nella morte.
Nuovamente solo, me ne andrò
a testa china,
sapendo che l'amore è diventato eterno.
E sulla strada lunga e difficile,
ci sarà ancora
la luce del sole e della luna
per guidare i miei passi.

L'ho "incontrato" per la prima volta poche settimane fa, passeggiando nei giardini pubblici della mia città. E' da allora che ho trovato la risposta alla nostra domanda (che è una non risposta e proprio per questo posso chiamarla risposta).

Che cos'è questo sè?

Ora immagino che vi aspettiate, come premio, dopo questa lunga lettura, che vi dia questa risposta (che è una non risposta e proprio per questo potete chiamarla risposta). Mi piacerebbe.
Purtroppo non posso. Non posso scrivere di quello che sta dietro al velo, dovrete, per forza di cosa darci un'occhiata da soli. Non basterebbero le parole (che sono non parole e proprio per questo posso chiamarle parole). Nè baserebbero i vostri sensi (che sono non sensi e proprio per questo posso chiamali sensi) e il vostro intelletto a capirlo. Ma sono sicuro che se siete arrivati a questo punto siete pronti per dare una sbirciata dietro al velo, vi serve solo la punta giusta per fare un taglio abbastanza grande da infilarci la testa. Buona fortuna di cuore.

17 agosto 2009

Il Sutra del Cuore. Ora che ho perso la vista, ci vedo di più.

Siete ciechi?
No.
Ovvio che no, altrimenti non stareste leggendo questo articolo. Però magari vi manca qualche altro senso. Mio padre ad esempio perse l'uso dell'olfatto, in laboratorio, mentre studiava chimica negli anni sessanta. Non è mai entrato nell'argomento "esattamente come". Per evitare l'imbarazzo non ho mai chiesto. Magari esiste una qualche malattia che priva del gusto, di certo si può perdere l'udito. Per il tatto è più difficile, visto che gran parte della nostra pelle è sensibile, in maniera differente passando da zona a zona, ma tant'è.

K-hole è il termine con cui i giovinastri chiamano lo stato derivante dall'assunzione della ketamina in dosi sub anestetiche.
Se avete avuto una esperienza di K-hole, avrete una vaga idea di cosa vuol dire essere coscienti senza ricevere alcuno stimolo sensoriale. Il mondo come noi lo percepiamo scompare lentamente, fino ad estinguersi nel punto della nostra coscienza. Finchè non c'è più nessuna distanza, nessuna barriera tra noi e il mondo.
Noi siamo il mondo. Il mondo è noi.
I meditatori possono raggiungere uno stato simile con varie tecniche meditative.

(Disclaimer: se vi passa per la testa di fare uso di ketamina dopo aver letto il mio blog, non fatelo. Se lo farete, declino ogni responsabilità per eventuali individui che crederanno di poter parlare con gli alieni creatori del mondo. Per quelli che si faranno investire attraversando l'autostrada dopo essersi urinati addosso. Per quelli che finiranno in coma. Per quelli che inizieranno a predicare come monaci "la nuova verità".)

Ho chiuso uno dei miei ultimi articoli con questa frase: "Senza sensi, di quanta fede avremo bisogno per compiere il prossimo passo?". Volevo mostrare quanto i nostri sensi fossero limitati, nel nostro continuo vagare alla ricerca di risposte. Non avevo ancora ben capito che non sono troppo limitati...forse lo sono troppo poco. Forse sono dannosi.

Hakuin, un monaco zen del diciottesimo secolo, descrive così il bodhisattva Kanjizai, autore del Sutra del Cuore: "Vecchio lurido cieco in una grotta buia". La sua condizione ci sembrerebbe disperata. Chi vorrebbe essere al suo posto, leggendo quello che di lui scrive Hakuin?
Hakuin dal canto suo voleva enfatizzare invece la santità del bodhisattva, considerato una delle guide più autorevoli della storia del buddismo. Un uomo illuminato, che ha già raggiunto la pienezza del Nirvana eppure decide di ritornare sulla terra, mosso da infinita compassione, per aiutare tutti coloro che intendono seguire il cammino dell'illuminazione. A Kanjizai non sarebbe mai più servita la vista, gli sarebbe stata piuttosto di intralcio.

Il Sutra del Cuore è un testo di una poesia e di una intensità quasi irreale. Quando Hakuin Ekaku lo distrugge con il suo commentario avvelenato, lo fa soltanto mosso dalla pietà. Per distruggere anche lo strumento dell'illuminazione. Perchè i nostri occhi non possano più vedere. Perchè i nostri sensi ci abbandonino per sempre.

-La tartaruga sacra cancella con la coda le sue impronte.
Ma come può la coda stessa evitare di lasciare tracce?-


5 agosto 2009

E' questione di misura (...di pioggia e ombrelli)

Sono passati ormai una decina di anni, da quando incontrai Hao fuori dall'istituto di economia in via Crescimbeni. Quel giorno pioveva.
Non era la prima volta che incontravo Hao o come lo chiamavano (e suppongo lo chiamino ancora) quasi tutti Mao Tze-Tung, anche se non era Mao Tze-Tung. L'avevo visto girovagare più di una volta per le strade del centro. Vendeva cani che si muovevano con la carica meccanica, braccialetti, accendini, altre cose. Quando pioveva Mao Tze-Tung vendeva ombrelli colorati. Semplicemente i cani sparivano e apparivano gli ombrelli.

Da via Crescimbeni alla mia vecchia casa, che avevo preso in affitto al borgo, sono 15 minuti a piedi, sembrano pochi, non tanto pochi sotto la pioggia battente. Gli ombrelli colorati costavano cinque mila lire, poco più di un pacchetto di sigarette, dire di no mi sembrava stupido.
Lo faccio avvicinare al portone dell'istituto di economia e finanza con un cenno della mano e per non sembrare banale...

-Hei, ma perchè ogni volta che piove tu vendi ombrelli?
Mi guarda senza nessuna particolare espressione, coperto da un ombrello giallo, al braccio penzola una scatola con altri ombrelli chiusi e infilati in preservativi colorati.
-Perchè?
-Non è perchè.
-E' insieme.
Prendo quello nero e gli allungo una carta da cinque.

Durante quella passeggiata di quindici minuti e per parecchi anni non pensai più a quella frase.
La prima volta che mi ritornarono alla mente quelle parole è stato quando, diversi anni dopo quel pomeriggio piovoso, Bart Kosko mi costrinse ad immaginare un cubo al centro del quale sedeva, nella piena posizione del loto, un Budda sorridente, mentre ad ogni spigolo c'era un Aristotele pensieroso.
Avevo incontrato Hao molto tempo prima di capire che il mondo era questione di misura, che la parte contiene l'intero, prima che il paradosso di Zenone si fosse sciolto come neve al sole. Il condizionatore che rinfresca la mia stanza in questo pomeriggio afoso funziona proprio grazie a Bart Kosko, funziona perchè il mondo è questione di misura.
Sono sicuro che Hao avesse tutto questo già chiaro di fronte al portone del dipartimento di economia, sotto la pioggia, coperto da un ombrello giallo. Non avrebbe saputo costruire il mio condizionatore, ma già sapeva perchè (insieme?) avrebbe funzionato.

La scorsa settimana in Italia è stata regolarizzata la prescrizione della pillola rue486.
Il mondo è questione di misura, perchè mai non dovrebbe esserlo l'aborto?
Riesco a immaginare come la penserebbe Kosko in proposito. Mi piacerebbe invece chiedere a Hao cosa ne pensa lui. Non lo farò, probabilmente non lo ritroverei per le vie del centro di Macerata anche cercandolo, è passato troppo tempo. Sarebbe comunque un gran bel modo per chiudere quel cerchio che ho iniziato a disegnare dieci anni fa, di fronte all'istituto di economia.
Quel giorno pioveva e si sa...che piova e che la gente compri ombrelli sono due cose che amano accadere insieme.