E' un po' che non ci sentiamo. Ho avuto qualche problema. Ovviamente, non trattandosi di facebook, non ho la minima intenzione di parlarne qui.
Tornando a noi, capita a volte di cambiare idea su qualcosa, poi ricambiarla ancora, per poi...ci siamo capiti immagino.
Il qualcosa in questione è la cosiddetta neuroscienza.
Di come sia arrivato alla mia visione di coscienza ho parlato qui, della mia visione della scienza invece ho detto qualcosa qui. Vorrei ritornare un attimo sul secondo articolo.
Il fatto che Einstein abbia partorito una delle più grandi teorie unificatrici della storia dell'uomo senza uno straccio di esperimento, ha di fatto decretato la fine del metodo scientifico.
Da allora una serie di ricercatori si è sentita in grado e quasi in dovere di spingersi sempre più oltre, nel formulare teorie totalmente antilogiche con la presunzione di essere universali e rivoluzionarie. Questo rinnovato amore nella "scienza" ci ha regalato teorie eccellenti come la quantistica, ma anche una serie di ipotesi fantasiose, la cui "scientificità" è stata rimandata a conferme ipotetiche legate ad esperimenti impossibili allo stato attuale della tecnologia, e probabilmente relegati nel nostro futuro anteriore.
Questa nuova fede cieca nella scienza ha anche fatto sì, che un grande numero di persone creda o abbia creduto che ogni cosa sia spiegabile da un punto di vista scientifico e che i problemi insiti nella verifica delle ipotesi siano solo di ordine "tecnologico", per così dire.
Dal canto mio rimango dell'idea, che per quanto eleganti e interessanti, a fini letterari o filosofici, possano essere le ipotesi dei cosiddetti scienziati "teorici", la scienza rimanga quella confutabile, di Galileo e di Karl Popper. Intendiamoci, ben venga l'azzardo e la lungimiranza del coraggio di osare nuove strade, purché rimanga chiara la differenza tra un'ipotesi e una teoria supportata dall'esperienza.
Questo cappello serve ad introdurre un video, una conferenza di Henry Markram, realizzata per TED (potete trovare il link al sito in basso a sinistra se siete interessati), date un'occhiata, ci risentiamo tra una quindicina di minuti...
Rieccoci qui. Il tizio in questo video, in sostanza, afferma di essere riuscito a replicare una colonna neocorticale di un ratto su di un computer e di poter fare lo stesso per una umana. Una colonna neocorticale è una piccola sezione di cervello, che può essere considerata la sua unità funzionale, per quanto riguarda i processi della mente concettuale. Arrivati a questo punto, afferma che in dieci anni potrà costruire un cervello umano, semplicemente collegando in parallelo una quantità enorme di di computer come quello che simula la singola colonna, sarebbe ancora una volta una mera questione di tecnologia prima che un'altra barriera preclusa alla scienza venga abbattuta, il funzionamento del cervello umano e della sua coscienza.
Io sono stato per qualche anno un riduzionista, sull'onda dell'entusiasmo, per quel genio che non aveva bisogno del metodo scientifico. Poi ho cambiato idea, e ora ecco questo video a segnare un altro punto per Einstein.
L'ipotesi della cosiddetta "IA forte" è ben precedente al progetto Blue Brain di cui Henry Markram riassume i risultati nel video, è stata ispirazione per decine di racconti e film di fantascienza e bersaglio di innumerevoli critiche oltre che di appassionate difese a spada tratta. Oggi sembra che abbia segnato un altro punto a suo favore, un altro punto a favore degli scienziati teorici, grazie al metodo scientifico e allo stesso tempo contro la sua "necessita", considerata sacra per tanti anni e ora più che mai in bilico.
Per chi non avesse confidenza con l'ipotesi dell'IA forte un'introduzione accattivante può essere il racconto di Dennett intitolato "Dove sono". Lo potete scaricare in inglese (pdf) da qui o leggerlo in italiano su questo blog.
Al di là della mera questione, ci rimane ancora il dubbio originale: quel'è il limite della scienza? Esiste questo limite? La conoscenza è solo un problema di tecnologia?
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19 ottobre 2009
7 settembre 2009
Domande e risposte...
...che sono non domande e non risposte. Proprio per questo possiamo chiamarle domande e risposte.
La prima volta che ho avuto a che fare con Susan Blackmore è stato qualche anno fa. In quel periodo stavo conducendo alcuni esperimenti coi miei sogni. Da quell'esperienza ho imparato molte cose, ma la più importate è questa: se non hai idea di cosa stai facendo, smetti di farlo! Potrebbe arrivarti un UPS fast delivery di sterco addosso.
Svegliarsi nel bel mezzo della notte con tutti i muscoli del tuo corpo paralizzati, rendendosi conto di non poter respirare, non è una bella esperienza. Soprattutto se non sai che durerà solo qualche secondo. Quei secondi sono un'eternità. Un tempo più che sufficiente a capire la vera essenza della parola panico! E' come annegare nel proprio letto. A dire il vero non ho mai rischiato di annegare, ma me lo immagino così.
E' stato grazie alla Blackmore che quel panico ha avuto un nome. Paralisi notturna. In ogni era, in ogni cultura, c'è stata della gente che è annegata nel proprio letto come me. La colpa è stata data a vari demoni, streghe, mostri che visitavano gli uomini nel sonno, tentando di soffocarli, strangolandoli o sedendo sul loro petto. Gli ebrei se la prendevano con Lilith. I sudamericani con una strega di cui ora mi sfugge il nome. I Babilonesi con Lilitu. Durante il medioevo era colpa delle Lamie. In Sardegna di Ammuntadore.
In realtà è un disturbo legato al turbamento della fase REM. E' proprio vero che chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni. E soprattutto non si sveglia paralizzato mentre sta soffocando.
Come mai mi sono messo a scrivere della Blackmore... a si... le domande... e le risposte.
Che cos'è il sè?
La Blackmore lo chiama selfplex. Sarebbe una sorta di supermeme. Corazzato. Enormemente evoluto. Racchiuderebbe in lui tutto ciò che ci da l'illusione di esistere e di agire. L'illusione di avere un qualcuno, dentro la testa, proprio dietro agli occhi, che abbia il controllo della situazione.
Ipotesi interessante, sicuramente elegante, se ci pensiamo il DNA venne isolato per la prima volta da Friedrick Miescher nel 1869. "L'origine della specie" era già stato pubblicato nel 1859. Magari tra qualche anno qualcuno riuscirà ad isolare e osservare un meme. Fino a quel giorno tutta la memetica potrebbe anche essere la "teoria nuova dell'imperatore" per quanto mi riguarda.
Il selfplex esclude, per come è definito, la libertà d'azione. Il presente racchiude il futuro per dirla alla Leibniz. Il nostro libero arbitrio sarebbe una mera illusione. I geni e i memi che ci hanno costruiti proseguirebbero, ciechi, verso il loro non fine. Può sembrare terrificante e assolutamente illogico a chi è digiuno della questione. Dal canto mio, non ho nessuna difficoltà ad accettare questa verità, non c'è niente dal punto di vista della fisica che ci porti in un'altra direzione. Tutti i modelli che descrivono il nostro mondo, dalla meccanica newtoniana, alla relatività generale, alla fisica quantistica puntano tutti nella stessa direzione. Non c'è volontà. E' tutto determinato. Il presente contiene il futuro in maniera ineluttabile.
Ci sarebbero però un paio di piccoli problemi in proposito...
Il primo sono le equazioni di Schrodinger e a riguardo temo che non vi basterà Google. Vi servirà piuttosto un bel po' di buona volontà, in caso vogliate cavare qualche ragno dal buco. Magari ci torneremo più tardi, in maniera approssimativa, per forza di cose.
Il secondo è che per creare un'illusione ci deve essere qualcuno da illudere.
Un kung-an è un quesito. Un dilemma che ci spinge a ragionare perchè apparentemente non c'è nessuna risposta alla domanda posta. "Che faccia avevi quando i tuoi genitori non erano ancora nati?"
"Che rumore fa un albero che cade in una foresta dove non c'è nessuno ad ascoltarlo?"
Ce ne sono moltissimi, sono usati nella pratica buddista come esercizi meditativi. Se la dottoressa Blackmore avesse praticato qualche buon kung-an probabilmente non sarebbe caduta nel suo errore.
Nel tentativo di risolvere il secondo problema che abbiamo visto (non credo che sia nemmeno a conoscenza del primo a dire il vero, quindi probabilmente lo ha visto come unico ostacolo alla sua teoria), ricade in ciò che aveva cercato di distruggere. Dopo aver annientato il sè, riducendolo a meme, è costretta ad ammettere l'esistenza di una coscienza, priva di volontà, che è il soggetto dell'illusione del sè, la vittima del selfplex. Distruggi la coscienza, poi ricreala, con connotati più vaghi. Ecco il suo lavoro. Ecco la sua risposta. Purtroppo solo dopo aver capito che la risposta è una non risposta, si può chiamare una risposta...appunto risposta.
Peccato. Sembrava un così buon tentativo.
Che cos'è allora questo sè?
Ma è ovvio! E' il creatore dell'universo!
Ok, lo ammetto, frase ad effetto. Ho giocato ad alzare la polvere. Mi scuserete. Non ho resistito.
Stavo pensando al primo punto, quello di sopra, quello sul quale ho soprasseduto. Vi ricordate quando ho scritto che la fisica non ammette libertà?
Le cose non stanno proprio proprio... ehm... in questi termini...
Chiunque si appresti ad addentrarsi in un argomento scientifico, che sia una conferenza, un articolo, un libro o semplicemente che stia ascoltando un amico, si chiede, intimamente, in cuor suo, se riuscirà a capirne il senso. Vi tolgo immediatamente questo dubbio. Non ci capirete nulla. Posso in compenso consolarvi dicendo che nessuno c'ha mai capito qualcosa su questa questione, forse Thich Nhat Hanh, ma su di lui torneremo in seguito.
La luce è fatta di particelle, chiamate fotoni. Probabilmente al liceo vi hanno insegnato che la luce ha una doppia natura, corpuscolare e ondulatoria. Dimenticate quelle lezioni. Ammesso che le ricordiate. Erano sbagliate.
Immaginate la luce come una pioggia di particelle, tante gocce chiamate fotoni. Queste gocce vengono in parte riflesse, ossia rimbalzano, sulle superfici. Avete presente la luna che si specchia sul lago? Il povero Narciso? Bene ci dovremmo essere. Se emettiamo una particella di luce per volta, un fotone, e lo mandiamo verso due lastre di vetro possiamo vedere che viene riflesso in media l'8% delle volte. Questa percentuale può variare dallo 0 al 16%, mai scendere sotto o sopra a queste percentuali, ma il perchè è lungo da spiegare e indifferente alla nostra discussione.
Abbiamo detto che se emettiamo una serie di fotoni, un certo numero verrà riflesso, il restante attraverserà le due lastre. Ma se i fotoni partono tutti dallo stesso punto, viaggiano alla stessa velocità, hanno la stessa massa e incidono le lastre con lo stesso angolo. Allora, come fa il singolo fotone a decidere se essere riflesso o attraversare la lastra?
Ecco una buona domanda (di quelle che sono non domande e proprio per questo possono essere chiamate domande). Nessun fisico ha mai trovato una risposta (Che faccia avevate prima che i vostri genitori nascessero?). Il mistero sta nelle equazioni di Schrodinger e nella regola del modulo quadrato. Quel fotone attraversa le lastre E è riflesso allo stesso tempo, di più, sta percorrendo tutte le traiettorie possibili dal punto di emissione fino al punto di arrivo, che sia esso oltre la lastra o meno, è in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Sapete cosa determina l'evento?
Io. Il sè. Osservo il fotone e bam! Lui ha deciso quale traiettoria percorrere e se attraversare o meno le lastre. Ogni evento che accade nell'universo (tranne la gravitazione e la radioattività, vai a capire perchè) si può determinare attraverso la combinazione di eventi elementari come la traiettoria del nostro fotone, con la regola del modulo quadrato. Ogni singola cosa che accade è determinata dal sè.
Vi avevo avvertito che non ci avreste capito niente. Ma abbiate almeno fede. Inserite un cd nel vostro lettore, sentite la musica? Potete sentirla perchè le cose stanno come ho provato a spiegarvi. Perchè il sè crea l'universo!
Vi ricordate di Thich Nhat Hanh? E' un monaco vietnamita candidato da Martin Luther King al premio nobel per la pace nel 1967. Quell'anno il premio nobel per la pace non fu assegnato.
Per darvi un'idea di che persona sia, mentre durante la guerra in Vietnam i suoi seguaci venivano massacrati dagli americani perchè comunisti e fucilati dai vietcong perchè considerati anticomunisti, ha scritto questa poesia:
Promettimi, promettimi oggi, promettimi ora
mentre il sole splende là in alto
esattamente allo zenit, promettimi
se anche ti annienteranno
con una montagna di odio e violenza,
se anche calpesteranno la tua vita
e ti schiacceranno come un bruco,
se anche ti faranno a pezzi
e ti sventreranno,
tu ricorderai, fratello
che nessun uomo è nostro nemico.
Solo la tua compassione
e la gentilezza amorevole sono invincibili,
e senza limiti.
L'odio non potrà mai tenere a freno
la bestia che è nell'umanità.
Un giorno dovrai tu stesso
affrontare la crudeltà,
il tuo coraggio intatto,
i tuoi occhi pieni d'amore,
anche se nessuno saprà del tuo sorriso,
che sboccia come un fiore nella solitudine e nel dolore più grande,
chi ti ama ti vedrà ancora
viaggiare attraverso migliaia di mondi
nella nascita e nella morte.
Nuovamente solo, me ne andrò
a testa china,
sapendo che l'amore è diventato eterno.
E sulla strada lunga e difficile,
ci sarà ancora
la luce del sole e della luna
per guidare i miei passi.
L'ho "incontrato" per la prima volta poche settimane fa, passeggiando nei giardini pubblici della mia città. E' da allora che ho trovato la risposta alla nostra domanda (che è una non risposta e proprio per questo posso chiamarla risposta).
Che cos'è questo sè?
Ora immagino che vi aspettiate, come premio, dopo questa lunga lettura, che vi dia questa risposta (c
he è una non risposta e proprio per questo potete chiamarla risposta). Mi piacerebbe.
Purtroppo non posso. Non posso scrivere di quello che sta dietro al velo, dovrete, per forza di cosa darci un'occhiata da soli. Non basterebbero le parole (che sono non parole e proprio per questo posso chiamarle parole). Nè baserebbero i vostri sensi (che sono non sensi e proprio per questo posso chiamali sensi) e il vostro intelletto a capirlo. Ma sono sicuro che se siete arrivati a questo punto siete pronti per dare una sbirciata dietro al velo, vi serve solo la punta giusta per fare un taglio abbastanza grande da infilarci la testa. Buona fortuna di cuore.
La prima volta che ho avuto a che fare con Susan Blackmore è stato qualche anno fa. In quel periodo stavo conducendo alcuni esperimenti coi miei sogni. Da quell'esperienza ho imparato molte cose, ma la più importate è questa: se non hai idea di cosa stai facendo, smetti di farlo! Potrebbe arrivarti un UPS fast delivery di sterco addosso.
Svegliarsi nel bel mezzo della notte con tutti i muscoli del tuo corpo paralizzati, rendendosi conto di non poter respirare, non è una bella esperienza. Soprattutto se non sai che durerà solo qualche secondo. Quei secondi sono un'eternità. Un tempo più che sufficiente a capire la vera essenza della parola panico! E' come annegare nel proprio letto. A dire il vero non ho mai rischiato di annegare, ma me lo immagino così.
E' stato grazie alla Blackmore che quel panico ha avuto un nome. Paralisi notturna. In ogni era, in ogni cultura, c'è stata della gente che è annegata nel proprio letto come me. La colpa è stata data a vari demoni, streghe, mostri che visitavano gli uomini nel sonno, tentando di soffocarli, strangolandoli o sedendo sul loro petto. Gli ebrei se la prendevano con Lilith. I sudamericani con una strega di cui ora mi sfugge il nome. I Babilonesi con Lilitu. Durante il medioevo era colpa delle Lamie. In Sardegna di Ammuntadore.
In realtà è un disturbo legato al turbamento della fase REM. E' proprio vero che chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni. E soprattutto non si sveglia paralizzato mentre sta soffocando.
Come mai mi sono messo a scrivere della Blackmore... a si... le domande... e le risposte.
Che cos'è il sè?
La Blackmore lo chiama selfplex. Sarebbe una sorta di supermeme. Corazzato. Enormemente evoluto. Racchiuderebbe in lui tutto ciò che ci da l'illusione di esistere e di agire. L'illusione di avere un qualcuno, dentro la testa, proprio dietro agli occhi, che abbia il controllo della situazione.
Ipotesi interessante, sicuramente elegante, se ci pensiamo il DNA venne isolato per la prima volta da Friedrick Miescher nel 1869. "L'origine della specie" era già stato pubblicato nel 1859. Magari tra qualche anno qualcuno riuscirà ad isolare e osservare un meme. Fino a quel giorno tutta la memetica potrebbe anche essere la "teoria nuova dell'imperatore" per quanto mi riguarda.
Il selfplex esclude, per come è definito, la libertà d'azione. Il presente racchiude il futuro per dirla alla Leibniz. Il nostro libero arbitrio sarebbe una mera illusione. I geni e i memi che ci hanno costruiti proseguirebbero, ciechi, verso il loro non fine. Può sembrare terrificante e assolutamente illogico a chi è digiuno della questione. Dal canto mio, non ho nessuna difficoltà ad accettare questa verità, non c'è niente dal punto di vista della fisica che ci porti in un'altra direzione. Tutti i modelli che descrivono il nostro mondo, dalla meccanica newtoniana, alla relatività generale, alla fisica quantistica puntano tutti nella stessa direzione. Non c'è volontà. E' tutto determinato. Il presente contiene il futuro in maniera ineluttabile.
Ci sarebbero però un paio di piccoli problemi in proposito...
Il primo sono le equazioni di Schrodinger e a riguardo temo che non vi basterà Google. Vi servirà piuttosto un bel po' di buona volontà, in caso vogliate cavare qualche ragno dal buco. Magari ci torneremo più tardi, in maniera approssimativa, per forza di cose.
Il secondo è che per creare un'illusione ci deve essere qualcuno da illudere.
Un kung-an è un quesito. Un dilemma che ci spinge a ragionare perchè apparentemente non c'è nessuna risposta alla domanda posta. "Che faccia avevi quando i tuoi genitori non erano ancora nati?"
"Che rumore fa un albero che cade in una foresta dove non c'è nessuno ad ascoltarlo?"
Ce ne sono moltissimi, sono usati nella pratica buddista come esercizi meditativi. Se la dottoressa Blackmore avesse praticato qualche buon kung-an probabilmente non sarebbe caduta nel suo errore.
Nel tentativo di risolvere il secondo problema che abbiamo visto (non credo che sia nemmeno a conoscenza del primo a dire il vero, quindi probabilmente lo ha visto come unico ostacolo alla sua teoria), ricade in ciò che aveva cercato di distruggere. Dopo aver annientato il sè, riducendolo a meme, è costretta ad ammettere l'esistenza di una coscienza, priva di volontà, che è il soggetto dell'illusione del sè, la vittima del selfplex. Distruggi la coscienza, poi ricreala, con connotati più vaghi. Ecco il suo lavoro. Ecco la sua risposta. Purtroppo solo dopo aver capito che la risposta è una non risposta, si può chiamare una risposta...appunto risposta.
Peccato. Sembrava un così buon tentativo.
Che cos'è allora questo sè?
Ma è ovvio! E' il creatore dell'universo!
Ok, lo ammetto, frase ad effetto. Ho giocato ad alzare la polvere. Mi scuserete. Non ho resistito.
Stavo pensando al primo punto, quello di sopra, quello sul quale ho soprasseduto. Vi ricordate quando ho scritto che la fisica non ammette libertà?
Le cose non stanno proprio proprio... ehm... in questi termini...
Chiunque si appresti ad addentrarsi in un argomento scientifico, che sia una conferenza, un articolo, un libro o semplicemente che stia ascoltando un amico, si chiede, intimamente, in cuor suo, se riuscirà a capirne il senso. Vi tolgo immediatamente questo dubbio. Non ci capirete nulla. Posso in compenso consolarvi dicendo che nessuno c'ha mai capito qualcosa su questa questione, forse Thich Nhat Hanh, ma su di lui torneremo in seguito.
La luce è fatta di particelle, chiamate fotoni. Probabilmente al liceo vi hanno insegnato che la luce ha una doppia natura, corpuscolare e ondulatoria. Dimenticate quelle lezioni. Ammesso che le ricordiate. Erano sbagliate.
Immaginate la luce come una pioggia di particelle, tante gocce chiamate fotoni. Queste gocce vengono in parte riflesse, ossia rimbalzano, sulle superfici. Avete presente la luna che si specchia sul lago? Il povero Narciso? Bene ci dovremmo essere. Se emettiamo una particella di luce per volta, un fotone, e lo mandiamo verso due lastre di vetro possiamo vedere che viene riflesso in media l'8% delle volte. Questa percentuale può variare dallo 0 al 16%, mai scendere sotto o sopra a queste percentuali, ma il perchè è lungo da spiegare e indifferente alla nostra discussione.
Abbiamo detto che se emettiamo una serie di fotoni, un certo numero verrà riflesso, il restante attraverserà le due lastre. Ma se i fotoni partono tutti dallo stesso punto, viaggiano alla stessa velocità, hanno la stessa massa e incidono le lastre con lo stesso angolo. Allora, come fa il singolo fotone a decidere se essere riflesso o attraversare la lastra?
Ecco una buona domanda (di quelle che sono non domande e proprio per questo possono essere chiamate domande). Nessun fisico ha mai trovato una risposta (Che faccia avevate prima che i vostri genitori nascessero?). Il mistero sta nelle equazioni di Schrodinger e nella regola del modulo quadrato. Quel fotone attraversa le lastre E è riflesso allo stesso tempo, di più, sta percorrendo tutte le traiettorie possibili dal punto di emissione fino al punto di arrivo, che sia esso oltre la lastra o meno, è in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Sapete cosa determina l'evento?
Io. Il sè. Osservo il fotone e bam! Lui ha deciso quale traiettoria percorrere e se attraversare o meno le lastre. Ogni evento che accade nell'universo (tranne la gravitazione e la radioattività, vai a capire perchè) si può determinare attraverso la combinazione di eventi elementari come la traiettoria del nostro fotone, con la regola del modulo quadrato. Ogni singola cosa che accade è determinata dal sè.
Vi avevo avvertito che non ci avreste capito niente. Ma abbiate almeno fede. Inserite un cd nel vostro lettore, sentite la musica? Potete sentirla perchè le cose stanno come ho provato a spiegarvi. Perchè il sè crea l'universo!
Vi ricordate di Thich Nhat Hanh? E' un monaco vietnamita candidato da Martin Luther King al premio nobel per la pace nel 1967. Quell'anno il premio nobel per la pace non fu assegnato.
Per darvi un'idea di che persona sia, mentre durante la guerra in Vietnam i suoi seguaci venivano massacrati dagli americani perchè comunisti e fucilati dai vietcong perchè considerati anticomunisti, ha scritto questa poesia:
Promettimi, promettimi oggi, promettimi ora
mentre il sole splende là in alto
esattamente allo zenit, promettimi
se anche ti annienteranno
con una montagna di odio e violenza,
se anche calpesteranno la tua vita
e ti schiacceranno come un bruco,
se anche ti faranno a pezzi
e ti sventreranno,
tu ricorderai, fratello
che nessun uomo è nostro nemico.
Solo la tua compassione
e la gentilezza amorevole sono invincibili,
e senza limiti.
L'odio non potrà mai tenere a freno
la bestia che è nell'umanità.
Un giorno dovrai tu stesso
affrontare la crudeltà,
il tuo coraggio intatto,
i tuoi occhi pieni d'amore,
anche se nessuno saprà del tuo sorriso,
che sboccia come un fiore nella solitudine e nel dolore più grande,
chi ti ama ti vedrà ancora
viaggiare attraverso migliaia di mondi
nella nascita e nella morte.
Nuovamente solo, me ne andrò
a testa china,
sapendo che l'amore è diventato eterno.
E sulla strada lunga e difficile,
ci sarà ancora
la luce del sole e della luna
per guidare i miei passi.
L'ho "incontrato" per la prima volta poche settimane fa, passeggiando nei giardini pubblici della mia città. E' da allora che ho trovato la risposta alla nostra domanda (che è una non risposta e proprio per questo posso chiamarla risposta).
Che cos'è questo sè?
Ora immagino che vi aspettiate, come premio, dopo questa lunga lettura, che vi dia questa risposta (c
Purtroppo non posso. Non posso scrivere di quello che sta dietro al velo, dovrete, per forza di cosa darci un'occhiata da soli. Non basterebbero le parole (che sono non parole e proprio per questo posso chiamarle parole). Nè baserebbero i vostri sensi (che sono non sensi e proprio per questo posso chiamali sensi) e il vostro intelletto a capirlo. Ma sono sicuro che se siete arrivati a questo punto siete pronti per dare una sbirciata dietro al velo, vi serve solo la punta giusta per fare un taglio abbastanza grande da infilarci la testa. Buona fortuna di cuore.
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Filosofia orientale,
fisica,
memetica
27 agosto 2009
Amnesie.
Vi sono mancato?
Un si sarebbe davvero lusinghiero. Potrei comunque continuare a vivere anche dopo un no.
Purtroppo vi avevo dimenticati.
Cercando su google "Amnesia", troverete al primo posto un club di Milano. Al secondo c'è la voce di Wikipedia. Disturbo della memoria a lungo termine episodica. Link. Impossibilità a ricordare episodi della vita recente. Link. O nei casi più gravi anche remoti. Bla, bla, bla. Encefalo. Link. Amigdala. Link. Ipotalamo. Link. Bla, bla... sopraggiungere in seguito ad un trauma celebrale. Link.
Bla. Bla. Bla.
Passando sotto casa mia, se vi capitasse di alzare lo sguardo, notereste una vecchietta seduta in terrazzo, mentre legge un settimanale di cronaca locale godendosi il sole tardo pomeridiano. Tutto ciò in caso passaste nel tardo pomeriggio. Se lo faceste a notte fonda vedreste me, mentre misuro i tre passi del terrazzo con un libro in mano o mentre siedo al posto della vecchietta. Al posto del settimanale locale ci sarebbe la mia SG, costruita nel '78, ma questa è un'altra storia. La vecchietta è mia nonna.
Mia nonna legge sempre. Sempre lo stesso giornale. Sempre lo stesso articolo. Probabilmente sempre la stessa parola. Sia chiaro, ogni volta che esce il nuovo numero del settimanale locale la figlia le prende il vecchio e lo sostituisce col nuovo. Per mia nonna non fa differenza. Per la figlia si. Io mi limito a sorridere quando cambia il giornale. Mia nonna sorride. La figlia no, ogni volta intristisce un po' di più.
Google e Wikipedia sono la più grande memoria condivisa della storia dell'uomo. Accessibile a tutti, decisamente più lenta delle nostre connessioni neurali ma infinitamente più vasta del nostro encefalo. Link. Volendo si può ricordare ogni cosa passando di lì, anche quello che hanno ricordato gli altri al posto nostro. Si può trovare una descrizione di ogni cosa su Wikipedia. Morbo di Alzheimer. Link. Arteriosclerosi. Link.
Mi sono chiesto molte volte cosa si prova a stare sul mio terrazzo, tenendo in mano il settimanale locale al posto di una SG del '78. Qualche giorno fa ne ho avuto un assaggio.
I miei contatti mail erano spariti dalla mia memoria. Un numero enorme di brani musicali li avevano seguiti. Un sacco di amici avevano fatto la stessa fine dell'articolo sulla discarica cittadina che stava leggendo di nuovo mia nonna. Avevo dimenticato voi. I pezzi scritti sul mio terrazzo con la mia SG erano finiti dove nessuno li avrebbe più ascoltati. Google e Wikipedia? Andate.
Non è una bella sensazione.
Oggi ho riavuto un hard disk nuovo. Sostituito in garanzia. Quando ho acceso il pc non era il mio pc. Non avevo dimenticato tutto, ad esempio è bastato inserire il disco di backup della mia personale tela di Penelope (ma questa è un'altra storia) per ricordarla, ma il grosso era sparito. Non è una bella sensazione. Mentre cercavo i driver per far funzionare il mio modem, ho ritrovato un disco dove avevo inciso tre pezzi di chitarra acustica e flauto traverso cinque anni fa. Avevo dimenticato di averli incisi. Oltre a quei tre pezzi nel disco c'è una quarta traccia, una demo incisa per il dvd dimostrativo della scuola di musica dove ho imparato a suonare la chitarra. Il pezzo era Nadia di Jeff Beck. Ho preso la mia SG ma non ricordavo quel brano, giusto il riff, ammesso che si possa parlare di riff in un pezzo di Jeff Beck. Non è una bella sensazione.
Fra qualche giorno uscirà il nuovo numero di quel settimanale locale. Non so se riuscirò a sorridere. Di certo mia nonna sorriderà.
Un si sarebbe davvero lusinghiero. Potrei comunque continuare a vivere anche dopo un no.
Purtroppo vi avevo dimenticati.
Cercando su google "Amnesia", troverete al primo posto un club di Milano. Al secondo c'è la voce di Wikipedia. Disturbo della memoria a lungo termine episodica. Link. Impossibilità a ricordare episodi della vita recente. Link. O nei casi più gravi anche remoti. Bla, bla, bla. Encefalo. Link. Amigdala. Link. Ipotalamo. Link. Bla, bla... sopraggiungere in seguito ad un trauma celebrale. Link.
Bla. Bla. Bla.
Passando sotto casa mia, se vi capitasse di alzare lo sguardo, notereste una vecchietta seduta in terrazzo, mentre legge un settimanale di cronaca locale godendosi il sole tardo pomeridiano. Tutto ciò in caso passaste nel tardo pomeriggio. Se lo faceste a notte fonda vedreste me, mentre misuro i tre passi del terrazzo con un libro in mano o mentre siedo al posto della vecchietta. Al posto del settimanale locale ci sarebbe la mia SG, costruita nel '78, ma questa è un'altra storia. La vecchietta è mia nonna.
Mia nonna legge sempre. Sempre lo stesso giornale. Sempre lo stesso articolo. Probabilmente sempre la stessa parola. Sia chiaro, ogni volta che esce il nuovo numero del settimanale locale la figlia le prende il vecchio e lo sostituisce col nuovo. Per mia nonna non fa differenza. Per la figlia si. Io mi limito a sorridere quando cambia il giornale. Mia nonna sorride. La figlia no, ogni volta intristisce un po' di più.
Google e Wikipedia sono la più grande memoria condivisa della storia dell'uomo. Accessibile a tutti, decisamente più lenta delle nostre connessioni neurali ma infinitamente più vasta del nostro encefalo. Link. Volendo si può ricordare ogni cosa passando di lì, anche quello che hanno ricordato gli altri al posto nostro. Si può trovare una descrizione di ogni cosa su Wikipedia. Morbo di Alzheimer. Link. Arteriosclerosi. Link.
Mi sono chiesto molte volte cosa si prova a stare sul mio terrazzo, tenendo in mano il settimanale locale al posto di una SG del '78. Qualche giorno fa ne ho avuto un assaggio.
I miei contatti mail erano spariti dalla mia memoria. Un numero enorme di brani musicali li avevano seguiti. Un sacco di amici avevano fatto la stessa fine dell'articolo sulla discarica cittadina che stava leggendo di nuovo mia nonna. Avevo dimenticato voi. I pezzi scritti sul mio terrazzo con la mia SG erano finiti dove nessuno li avrebbe più ascoltati. Google e Wikipedia? Andate.
Non è una bella sensazione.
Oggi ho riavuto un hard disk nuovo. Sostituito in garanzia. Quando ho acceso il pc non era il mio pc. Non avevo dimenticato tutto, ad esempio è bastato inserire il disco di backup della mia personale tela di Penelope (ma questa è un'altra storia) per ricordarla, ma il grosso era sparito. Non è una bella sensazione. Mentre cercavo i driver per far funzionare il mio modem, ho ritrovato un disco dove avevo inciso tre pezzi di chitarra acustica e flauto traverso cinque anni fa. Avevo dimenticato di averli incisi. Oltre a quei tre pezzi nel disco c'è una quarta traccia, una demo incisa per il dvd dimostrativo della scuola di musica dove ho imparato a suonare la chitarra. Il pezzo era Nadia di Jeff Beck. Ho preso la mia SG ma non ricordavo quel brano, giusto il riff, ammesso che si possa parlare di riff in un pezzo di Jeff Beck. Non è una bella sensazione.
Fra qualche giorno uscirà il nuovo numero di quel settimanale locale. Non so se riuscirò a sorridere. Di certo mia nonna sorriderà.
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